Lo si è avvicinato ai primitivi, lo si è paragonato a Picasso, a Matisse e a Chagall; è apparso sempre grato per questi accostamenti che lo onorano, mai però particolarmente lusingato per essi.
Quest'uomo minuto, che sa essere tanto dolce e che annovera la sensibilità fra i suoi tratti distintivi, è tuttavia rigoroso e ambizioso nel proporsi come artista e nel valutare senza superbia, ma con legittimo orgoglio, la sua arte.

Eppure si sarebbe tentati di proseguire sulla via dei confronti. E di misurarlo con i Maestri del Rinascimento, con i quali condivide il gusto incessante e coraggioso per la ricerca, l'attenzione per la tecnica e la sperimentazione. Schifano "pittore"? È riduttivo, anzi è ingiusto, definirlo tale. Schifano è anche scultore, architetto, scenografo, disegnatore geniale di mobili e suppellettili, ceramista che usa tutte le tecniche e i trucchi dell'arte - dall'ingobbio alla cottura a fuoco "solo" -; lavora con la cartapesta, le tempere, l'olio, il pastello, il vetro; disegna su tutto, dalla tela alla carta alla seta; produce senza stancarsi arazzi, cartoni, veline, bozzetti. È davvero uomo di luci, di fuochi e di colori: artista, artigiano, artificiere.

Lo amiamo, davvero, Luciano Schifano. Lo amiamo tutti ancor più forse di quanto lo ammiriamo. Amiamo i suoi bei cavallini - sogni, giocattoli, simboli -, i suoi colori forti e terrosi, la sua fantasia d'uomo legato al mare, alla montagna, alla campagna, perfino al deserto presso il quale è nato. Una forza della natura in un corpo esile: come Francesco d'Assisi. Un uomo che, al pari di lui, sembra saper parlare agli animali e a Frate Foco che gli è di tanto aiuto nel suo lavoro di modellatore del vetro e della creta. Grazie, Luciano: come poeta di forme, luci e colori, non ti capiremo mai del tutto e a fondo: sei troppo alto, troppo profondo. Ma la nostra gratitudine per la gioia che in noi sa suscitare la tua capacità di creare bellezza, quella ti accompagnerà fedelmente, per sempre.

Franco Cardini
Storico medievalista